CASTIGLIONE: RISPOSTA ALL’INGEGNER SIGURTÀ SU VIA MALETTI

20 Marzo 2017
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Egr. direttore,
Come è noto ai concittadini, non è mia abitudine rispondere alle lettere sull’operato della Amministrazione che ho l’onore e la fortuna di condurre. Leggo con spirito critico e costruttivo i suggerimenti e le considerazioni dell’Ing. Sigurtà su quanto non realizzato in questi anni ricordando che molti di questi temi erano di attualità anche quando lui era Sindaco di Castiglione. Mi preme soltanto spiegare la motivazione che ha spinto questa Amministrazione a modificare il nome di via Maletti, motivazione considerata superficiale e partigiana.  Non abbiamo preso questa decisione con leggerezza ma approfondendo quanto accaduto. Forse l’Ing. Sigurtà non ha avuto modo di leggere i resoconti storici sull’eccidio di Debrà Libanòs e le responsabilità del gen. Maletti in questi avvenimenti. Fucilare tra i 1.500 e i 2.000 civili inermi (questi i numeri ricostruiti dagli storici) per rappresaglia di un attentato senza perseguirne i soli autori non è forse paragonabile a quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale alle Fosse Ardeatine in seguito all’azione di via Rasella?

O in tempi più recenti nella vicina ex Jugoslavia ad opera di politici come Milosevic o Karadžić? Quante vie in Germania sono intitolate ai vari Reder, Albers, Baumann o Bichler per citare solo alcuni dei responsabili dell’eccidio di Monte Sole a Marzabotto dove persero la vita centinaia di innocenti compresi parecchi bambini? Gli ascari e i militari italiani guidati dal gen. Maletti, come riportato dagli storici Ian Campbell e Degife Gabre-Tsadik, presero un lungo telone “… e lo stesero sui prigionieri come una stretta tenda, formando un cappuccio sopra la testa di ognuno di loro”. Poi li fucilarono. “…E mentre un ufficiale italiano provvedeva a sparare il colpo di grazia alla testa… gli ascari toglievano il telone nero per il successivo gruppo”. Nessuno ha messo in discussione che il gen. Maletti possa essere stato un valoroso militare durante le azioni di guerra ma sono certo che quanto accaduto a Debrà Libanòs non rappresenti i valori in cui si riconoscono i castiglionesi eredi di San Luigi e delle donne che fecero grandi gli ideali della Croce Rossa; con lo stesso auspicio dell’Ing. Sigurtà, mi auguro che tanti concittadini se ne ricordino al momento della votazione.

Alessandro Novellini
Castiglione delle Stiviere

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