UN’ESTATE DIFFERENTE

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Questa settimana parliamo di … A cura di Sergio Desiderati
Siamo nel cuore dell’estate. Tutti pronti (si spera) ad affrontare un periodo di riposo lontani dalle preoccupazioni ed incombenze quotidiane. Quale miglior periodo allora per ritrovarsi a pensare a qualcosa di ‘diverso’. “Ecco, adesso arrivano i soliti ragionamenti ormai triti e ritriti (si fa per dire, perché su questi argomenti non vi sono mai tentativi di ragionamenti triti e ritriti! ma bisogna continuare a confrontarsi) su coloro che arrivano sulle nostre coste in numeri sempre più massicci”.

Invece no. Su questo abbiamo tentato spesso di aprire una discussione per contribuire a … rimuginarci sopra; oggi, per questa estate, è su altro che ci piace addentrarci un po’ per lasciare un’idea, un pensiero; una riflessione? (Non voglio sembrare presuntuoso). Il tema, con l’inevitabile domanda che quasi sempre accompagna queste righe, è quello della ‘diversità’; per entrare più nel profondo e capirci meglio, quello della ‘disabilità’. E la domanda: Cosa vuol dire essere ‘diversi’, essere ‘disabili’. La lingua italiana è complessa e particolare, e fortunatamente ha parole per ogni significato, parole che possono forse sembrare un arzigogolo, un sofisma, una sottigliezza per mostrarci ‘politicamente corretti’. Talvolta probabilmente è così; in altre circostanze si tratta invece di chiarire in modo corretto il concetto che ci sta a cuore. Ecco allora che da ‘disabile’ arriviamo a ‘diversamente abile’. La filosofia qui credo potrebbe aprire una schermata dopo l’altra (visto che ormai tutto gira sul video…) partendo, più che dal ‘diversamente’, dal concetto di ‘abile’. La maggior parte dei dizionari ci dice che è ‘abile’ la persona in possesso delle qualità richieste (dalla legge o meno) per adempiere un compito, esercitare una professione, ecc. Queste si ottengono con lo studio, con la pratica, con l’impegno, con la forza di volontà. Ma c’è un’altra ‘abilità’, a mio avviso ben più importante di tutte le altre per la vita di relazione, ed è ‘l’abilità del cuore’. E qui, crediamoci, penso che nessuno possa dirsi arrivato, mai. Invito tutti a cercare quel video, un paio di minuti o poco più, delle recenti Olimpiadi dei sordi, con lo straordinario Inno di Mameli delle pallavoliste italiane "Fratelli d'Italia / L'Italia s'è desta". Riguardiamolo più volte: nella lingua dei segni l'Inno di Mameli è ancora più emozionante, considerato che a interpretarlo sono le pallavoliste che hanno vinto l'argento ai Giochi dei sordi, svoltesi a Samsun in Turchia. Le azzurre sono riuscite ad arrivare in finale e si sono piegate solo davanti al Giappone, che si è imposto per 3-0. L'inno delle ragazze italiane è stato pubblicato, su Twitter, da Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico. Tempo fa la notizia, e quante ve ne saranno, di Andrea, ventottenne, diagnosticato autistico, che si è laureato con 110 e lode in Scienze della formazione e del servizio sociale presso l'Università dell'Aquila. Andrea è promotore e fondatore della Onlus Loco Motiva che fornisce servizi per l'inclusione attraverso il centro diurno Sant'Eusanio ai Pozzi, dove sono attivi laboratori per avviare alla comunicazione persone con patologie autistiche. Vorremmo parlare di tanti ma lo spazio è sempre un po’ tiranno; ognuno di noi ha sicuramente altri esempi. Non possiamo però chiudere senza citare Valerio, ‘un vero eroe’, un ragazzo con la sindrome di Down di 17 anni, l’evento è noto, che ha salvato la vita a una bambina che stava per annegare a Sabaudia, alla Bufalara, una delle spiagge più belle del litorale romano. Valerio ha capito che quella bambina stava per soccombere e non ha avuto la minima esitazione; “Teneva la testa della bimba fuori dall’acqua come gli avevano insegnato ai corsi”, ha detto il papà. A luglio dello scorso anno, durante i Trisome Games di Firenze, le prime Olimpiadi per atleti con sindrome di Down, Valerio aveva fatto una dimostrazione pratica ai giudici internazionali, ma un conto è salvare un manichino, un altro una bambina in carne e ossa con le onde del mare che ti sommergono. Un pensiero per un’estate differente, per guardarci tutti con gli stessi occhi.

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