ANTONIO TAJANI: “SERVE IMPEGNO PER POLITICHE DI PIÙ RESPIRO”

02 Ottobre 2017
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In occasione della 72^ Assemblea di Confindustria Mantova tenutasi al Teatro Bibiena

Sergio Desiderati
Sono tre i problemi sostanziali in cui ci si dibatte: disoccupazione giovanile, immigrazione clandestina e terrorismo. Per risolvere i quali, ha sottolineato il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani intervenendo recentemente alla 72^ Assemblea di Confindustria Mantova, è necessaria una forte politica industriale che non guardi solo il livello nazionale ma abbia un più ampio respiro europeo e internazionale. Tajani, al Teatro Scientifico Bibiena uno dei gioielli della splendida città dei Gonzaga, ha parlato all’Assemblea dopo i saluti del sindaco di Mantova Mattia Palazzi e l’intervento del presidente mantovano dell’Associazione degli industriali Alberto Marenghi.

Con Tajani anche Emma Marcegaglia,  presidente di BusinessEuropa e Vincenzo Boccia, presidente nazionale di Confindustria. Aprendo i lavori Marenghi ha chiamato un minuto di silenzio in ricordo di due ‘…colleghi recentemente scomparsi’: Rolf Kissing e Romano Freddi’, due persone che hanno dato molto alla crescita dell’industria mantovana ed all’importanza del ruolo che la stessa ha e mantiene nel tessuto nel solo produttivo ma anche sociale. E l’Europa, con gli inevitabili problemi che si ritrova dopo la Brexit e le spinte populiste che in qualche modo tentano di metterla in discussione, ha caratterizzato i discorsi; senza tralasciare i temi della ‘agitazione internazionale’; un momento storico particolare che richiede una lettura molto attenta agli sviluppi in atto con riguardo ad un futuro possibile. L’attuale momento del sistema industria in Italia, nel mantovano ma con sguardo molto più ampio, è stato ampiamente analizzato dal presidente Marenghi il quale si è soffermato su alcune incongruenze sulla strada dello sviluppo come, ad esempio, lo scarso ricambio generazionale che corre il rischio di far perdere motivazioni. Non da meno però il richiamo affinchè si mettano in atto idonee condizioni, valide non solo per il sistema industriale ma per tutti, che rispondono ai nomi di infrastrutture, burocrazia, innovazione, ambiente, investimenti, tutto in chiave di stretti rapporti istituzionali. Non sono mancati i riferimenti a precise situazioni mantovane come il progetto Pro-Gest per la riapertura della cartiera con tutto ciò che nei mesi si è detto su questo intervento.  Di respiro più largo gli interventi di Emma Marcegaglia, Vincenzo Boccia e Antonio Tajani. Mentre Boccia ha chiuso i lavori parlando delle proposte di Confindustria per la prossima Legge di Bilancio che riguardano principalmente l’adozione di politiche di sgravio per l’assunzione dei giovani accanto a strumenti in grado di favorire l’innovazione, Emma Marceglia ha invitato all’adozione di regole precise, no al protezionismo ma norme che rendano tutti uguali sui mercati dove non deve esserci competizione sleale.  Molto sentito, come anticipato, il tema dei flussi migratori con tutto ciò che questi comportano. Forte qui il richiamo di Tajani, poi sottolineato anche da Marcegaglia, affinchè si operi investendo in Africa. “Serve, ha detto il presidente del Parlamento Europeo, un piano Marshall per l’Africa per scongiurare movimenti biblici delle popolazioni’  spinte altrove dalla guerra o dalla fame. Ricordiamo come il 2 aprile 1948 il Congresso degli Stati Uniti approvava il piano Marshall, così denominato per via del nome del segretario di Stato americano che lo aveva ispirato. Si trattava di un programma di ricostruzione economica che gli Stati Uniti avrebbero finanziato, ponendosi in continuità con gli aiuti forniti sin dal 1943 alle popolazioni colpite dalla guerra. Ed appena due anni dopo l`approvazione del Piano, l`Europa mostrava i segni di una rapida rinascita economica, che interveniva soprattutto a livelli della produzione industriale; anche le migrazioni dai Paesi europei più colpiti si arrestarono. “Oggi, ha detto Tajani, verso l’Africa vi sono investimenti di 4 miliardi con effetto leva 40; dobbiamo invece investire 40 con effetto leva 400. Ma non dobbiamo regalare soldi per accontentare i dittatori locali in cambio di petrolio, utile per carità, ma ciò di cui c’è bisogno è altro. E’ indispensabile una strategia che faccia crescere economicamente quel Continente portando un sistema imprenditoriale che consenta a chi ci vive di trovare lavoro a casa loro. I flussi migratori così si ridurranno e saranno controllati e regolari".

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