OMAR PEDRINI, UN RITORNO SULLA SCENA “COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI”

25 Maggio 2017
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Il musicista e cantautore bresciano presenta il nuovo album

Omar Pedrini torna col suo disco più bello. Il musicista e cantautore bresciano, già leader dei Timoria, appare di nuovo sulla scena artistica italiana con “Come se non ci fosse un domani”, un disco pieno di amore per la musica, suonato benissimo e cantato come ai bei tempi. Un album glorioso, dunque, che conferma Pedrini quel campione di talento che avevamo conosciuto anni fa, prima dei grossi problemi di salute avuti successivamente. L’album, edito da una multinazionale del calibro della Warner Music, viene presentato in questi giorni in vari punti vendita e raccoglie ovunque unanimi consensi.

Al primo ascolta abbaglia la bellezza delle musiche, tipicamente riferite alle sonorità anni settanta, tanto care al nostro Omar, e conquista la semplicità dei testi. Ai brani hanno partecipato tra gli altri Noel Gallagher, Jan Anderson dei Jethro Tull, che appare in un cameo flautistico di folgorante bellezza e Lawrence Ferlinghetti al testo di una canzone. Un disco dunque di chiara levatura internazionale, che porterà lontano Pedrini e gli consegnerà quel successo più ampio che ha sempre meritato per la qualità delle sue creazioni. Pedrini racconta la genesi dell’album ricordando i periodi bui della malattia al cuore, adesso felicemente superati, e parla quindi di “Freak Antoni” e degli Skiantos, di Bologna dove ha vissuto e dove poi è stato trasportato in ambulanza per una operazione al cuore. Parla di sua figlia in “Sorridimi”, di Milano nel “Cielo sopra Milano”, nel brano omonimo spicca la musica come nell’”Angelo ribelle”, ma la musica è bella in tutte le dieci canzoni così da comporre un mosaico di efficace vigore artistico. Pedrini suonerà il disco in tour a partire da settembre, in Italia e in varie capitali europee, tra cui quattro concerti in Inghilterra, a Londra e altrove, nella terra d’Albione. Però in estate suonerà altre dieci date per “scaldare i motori”, tra cui tre nel Bresciano: l’8 luglio a Malonno, il 27 agosto a Salò e il 2 settembre a Orzinuovi. Ma ecco le sue sensazioni, raccontate in presa diretta al Gazzettino Nuovo. “Sono felice per questi bei momenti, il disco è accolto bene, mi sento entusiasta come un esordiente. Nel disco ho cercato di inserire le sonorità che mi sono care, tipicamente anni Settanta, in questo senso è un album nostalgico, ma darei a questa parola il senso buono che merita. Non sono uno che vive di nostalgie, ma amo la musica dei nostri fratelli maggiori e quindi cerco di appropriarmi di suoni lontani per renderli ancora una volta nuovi. Gli ospiti sono di grande levatura, ho saputo che Jan Anderson inserirà a breve il brano in cui suona nel disco sul sito dei Jethro tull e questo mi fa enormemente piacere. Ho la soddisfazione di avere con me anche Noel Gallagher, di cui sono amico e spesso ospite, la Royal Albert Hall orchestra Collage, e poi un testo di Lawrence Ferlinghetti, poeta beat e poi editore di successo in America, ma dai natali bresciani. Per me questo album – continua Pedrini – rappresenta un punto di partenza, ho avuto grosse tribolazioni fisiche ma adesso sono qui, in piena forma, a suonare del vivo un disco nuovo, e per me di meglio non potrebbe esserci.” Durante la presentazione Pedrini racconta il suo salvataggio sul fronte della malattia: “Grazie all’ospedale pubblico di Bologna, mentre negli Stati Uniti per la stessa operazione, ad alto rischio, mi chiedevano 160 mila dollari”. Dopo di che l’artista parla del suo rapporto col Tempo: “Noi saremo la prima generazione da che mondo è mondo a consegnare un pianeta malmesso ai nostri figli, peggiore di come lo abbiamo avuto in dote dai padri. Non era mai successo: i padri avevano sempre consegnato un mondo migliore. Bisogna tutelare l’ambiente per salvare la terra. Oggi siamo condizionati da quanto accade, ho paura come tutti per i miei figli. I ragazzi di oggi? Beh, non penso siano una generazione dopo la nostra, ma un’epoca dopo. Sono i primi a rapportarsi col mondo virtuale fino da piccoli, mentre noi facevamo altro. Il mio disco è composto più da cronaca che da poesia anche se chiude con un brano di speranza, dedicato a mia figlia”. Pedrini, che ama definirsi “uomo vintage”, dice che nel disco ci sono incontri e non duetti e che la musica andrebbe insegnata nelle scuole, perché ai bambini apre la mente. La dedica finale è ancora ai giovani: “Il disco è per loro”, poi chiude con le parole e canta, in acustico, tre brani, bellissimi. Non rimane altro che acquistare il disco e ascoltarlo, per carpirne fino in fondo la delicata e virtuosa bellezza.

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