FRANCESCO VERLA. INCONTRO CON UN ECCELLENTE ARTISTA DIMENTICATO

11 Settembre 2017
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A Trento in mostra fino al 6 novembre

Il Museo Diocesano Trentino propone la prima retrospettiva sul pittore vicentino Francesco Verla (1470-1521) che vuol essere un riconoscimento dovuto ad un grande protagonista del Rinascimento tra Veneto e Trentino a tordo dimenticato. Per la prima volta si è qui allestita una mostra che espone una buona parte delle sue opere: dalle soavi pale d’altare ispirate “All’aria angelica e molto dolce del Perugino” ai fregi e grottesche, di cui era uno specialista. L’esposizione avrà inoltre un’articolazione sul territorio con i cicli affrescati nella chiesa di San Pantaleone a Terlago, Calliano, Mori e Rovereto. Ne emerge un artista tutt’altro che secondario nell’arte italiana ed europea posta agli albori del Rinascimento.

La mostra documenta un complesso percorso di ricerca, sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. L’indagine ha fatto emergere numerosi dati inediti, nuove attribuzioni e documenti finora sconosciuti che vanno a riempire significative lacune nella conoscenza dell’artista e del suo tempo. Quella di Verla è una carriera artistica itinerante che lo porta in Umbria, dove conobbe il grande Perugino, a Roma allora governata da papa Alessandro VI Borgia. Qui si diede allo studio dell’arte antica e delle rovine del Palazzo di Nerone, la famosa “Domus Aurea”, dove scopri quel genere di decorazioni che erano dette “grottesche”. Queste esperienze rimarranno indelebili nella sua memoria  e il pittore vicentino sarà tra i primi a diffondere un repertorio fatto di dolcissime figure devote e di cornici estrose e bizzarre che lo distinguono nettamente dai contemporanei. Intensa è la sua attività artistica a Vicenza, ma per l’inasprirsi del contrasto tra Repubblica di Venezia e l’Impero Asburgico è costretto a trasferirsi a Schio e nel 1513 in Trentino in forma definitiva. In una terra ancora profondamente legata a stilemi gotici, Verla fa da apripista al rinnovamento culturale e artistico, che di lì a poco si sarebbe mirabilmente sviluppato grazie all’azione del principe vescovo Bernardo Cles. La perdita di molti suoi lavori, il successivo arrivo alla corte del mecenate trentino di artisti di prima grandezza come Romanino, Dosso Dossi e il Fogolino, e anche un certo imbarazzo della critica davanti alla sua diversità rispetto ai pittori veneti contemporanei, ne hanno a lungo oscurato i meriti. Per il pubblico Verla è dunque oggi un artista “dimenticato”. Da qui nasce l’urgenza di riscoprirlo e di rivalutare il suo ruolo di alfiere del Rinascimento tra l’Adige e le Alpi.

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